La giovinezza non è un periodo della vita, è uno stato d’animo che consiste in una certa forma della volontà, in una disposizione dell’immaginazione, in una forza emotiva; nel prevalere dell’audacia sulla timidezza e della sete dell’avventura sull’amore per le comodità. Non si invecchia per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni, ma solo quando si abbandona il proprio ideale. Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, la rinuncia all’entusiasmo li traccia sull’anima. La noia, il dubbio, la mancanza di sicurezza, il timore e la sfiducia sono lunghi anni che fanno chinare il capo e conducono lo spirito alla morte.
Essere giovani significa conservare a sessanta o settant’anni l’amore del meraviglioso, lo stupore per le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi; la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti, il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole dell’esistenza.
Voi siete giovani come la vostra fiducia, vecchi come la vostra sfiducia,
giovani come la vostra speranza, vecchi come il vostro sconforto.
Resterete giovani finché il vostro cuore saprà ricevere i messaggi di bellezza, di audacia, di coraggio, di grandezza e di forza che vi giungono dalla terra, da ogni uomo e dall’infinito.
Quando tutte le fibre del vostro cuore saranno spezzate e su di esso si saranno accumulate le nevi del pessimismo e il ghiaccio del cinismo, è solo allora che diverrete vecchi.
(Samuel Ullman)
...Viva la vita!
19 commenti:
Pensiero che condivido al 1000 per 1000.
Peccato che il corpo dopo un po' non ti segue più... ;)
Buona settimana.
Leggendo questo post mi è venuta in mente la canzone di Renato Zero dei "vecchi".
Non ho mai capito una cosa: ma sono le abitudini che ci invecchiano?
Le sani abitudini sono un'eccezione?
Ecco perchè l'età che mi sento addosso è quella dei vent'anni ( e non credo che allora fossi più felice di adesso che ne ho 54...quasi)
Sciura Pina
Bellissime parole.
Grazie per avercele regalate.
Spero che tutto vada bene.
In attesa di tue notizie, ti mando un bacione enorme e ti stritolo in un abbraccio affettuoso :p
la foto è dei tuoi nonni? quanto mi piacciono le vecchie foto :)
Barbara :)
> LAURA: purtroppo... l'ho vissuto attraverso una persona cara, il progressivo abbandono del corpo...e proprio quella persona mi ha dimostrato il senso di questa poesia... Ti abbraccio!
> GIANLUCA: le abitudini spesso sono come il gatto e la volpe... fanno perder il senso delle cose, il vero perchè, e se valga davvero la pena fare certe cose o no... A volte però diventano riti, nel senso spiegato dalla volpe del Piccolo Principe, e allora sono sane e, secondo me, buone abitudini, da custodire e proteggere...
> SCIURA PINA: sai che si sente proprio, leggendo i tuoi post, che dentro hai vent'anni?! Sei forte, cara Sciura Pina! ;D
> LAURA: sto arrivando... ;D
> BARBARA: sì, sono i miei nonni, da fidanzati. Anch'io starei ore a guardare le foto... vecchie e nuove, perchè raccontano storie e sono la nostra modesta macchina del tempo...Vero? ;D
non posso trattenermi... questo tuo post mi ha ricordato una poesia di Neruda che adoro...
LENTAMENTE MUORE
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
un bacio, Fra
http://boschettodeglielfi.splinder.com
Che bello!
mio nonno era fotografo, ne abbiamo a centinaia ^_^ da ragazzo, di quando era appena arrivato a Genova (era di Ferrara) e della costruzione della mia città, tante foto della guerra (era in aviazione) ... tante tante fotografie bellissime! pensa che aveva immortalato anche dei soldati americani che avevano improvvisato un campo da pallavolo, che qui in italia era uno sport quasi sconosciuto, era una novità! e poi è diventato il mio sport :) e sono tutte bellissime e non lo dico perchè le abbia fatte MIO nonno, ma perchè era veramente in gamba!!!
Barbara ^_^
UNA COLOMBA A BRESSO
Spiccava sul grigio dell’asfalto, in un pomeriggio d’ambigua primavera. Un’apparizione antica, un candore dipinto in una fotografia metropolitana. Attraversava la strada con incedere inesperto, stupefatto, caracollante e un po’ goffo. Stava lì, piovuta da chissà dove.
Forse viveva la sua alba, e procedeva immemore verso la vita, ingenuamente vezzosa nella coda a ventaglio, accarezzata da una brezza silente. Non volava. E le automobili erano costrette a rallentare la loro innaturale foga, mentre l’incedere si faceva più dolce, esitante, timoroso. “I vecchi quando accarezzano hanno il timore di far troppo forte”, recitava De André. E l’umanità deponeva per un attimo il suo cinismo davanti a quella creatura indifesa, pur con qualche commiserazione del capo, ben sapendo che, così sola e fragile, sarebbe sopravvissuta ben poco.
Una colomba bianca a Bresso, nell’approssimarsi della Pasqua. Avanza inerme ed esposta a mille pericoli, placando la tempesta in venticello e senza spegnere la fiamma smorta. E al tempo stesso trasmette una placidezza materna, lattea e rassicurante come un abbraccio. Una corolla di piume.
E’ così la pace: pura, nuda, sola, tacita. Fanciullesca e secolare, meravigliata e sperduta. Segno e storia, in un palpito appare scompare, inghiottita dalle profondità astrali da cui è scaturita. Densità celeste, raccolta nel palmo di una mano. E Dio torna ogni anno. Non nel tuono, non nel fulmine, non nella tempesta. Per un attimo, un attimo soltanto, si volge a incrociare il nostro sguardo, poi l’esitazione, la materia bruta, e rialzi gli occhi, ma non vedi più.
Daniela Tuscano
P.S.: La (stupenda) canzone di Renato Zero sui "vecchi" s'intitola, in realtà, "Spalle al muro". :)
Passo di qui solo per un saluto e un abbraccio forte forte...
a presto, carissima!
Besitos
Carissimi! Scusatemi per la latitanza...sono viva e vegeta, e sto benissimo, talmente bene che sto facendo di tutto...e così trascuro il mio B o S c H e T T o! :(
Ho quasi pronti due nuovi post...a prestissimo, spero domani, sabato al massimo!
Un abbraccio a tutti, e grazie a JULIETTE, BARBARA, DANIELA e LAURA... Ma a presto, ora è tardi, e scappo a nanna! :)
Ciao! Ho messo il link del tuo blog sul mio blog, che non è più quello dei graffiati, blog che è definitivamente defunto (cancellato). Adesso mi trovi su http://kikmaster.splinder.com
La Macchina Del Tempo è sempre in viaggio fra presente e futuro!
Bacioni. A presto!
...e passato, dimenticavo! ;)
> DANIELA: non so bene il perchè, ma leggendo la tua splendida poesia mi è tornata in mente "LA AURORA" di Federico Garcia Lorca. Forse per contrasto, contrasto tra la bianca colomba a Bresso e il suo messaggio di pace e speranza, di Pasqua, di passaggio e resurrezione, e le negre colombe, l'aurora stritolata tra i grattacieli, l'aurora che nessuno riceve...
GRAZIE, per questa poesia.
L' AURORA (F. Garcia Lorca)
L'aurora di new York ha
quattro colonne di fango
e un uragano di negre colombe
che guazzano nelle acque putride.
L'aurora di New York geme
sulle immense scale
cercando fra le lische
tuberose di angoscia disegnata.
L'aurora viene e nessuno la riceve in bocca
perchè non c'è domani nè speranza possibile.
A volte le monete in sciami furiosi
trapassano e divorano bambini abbandonati.
I primi che escono capiscono con le loro ossa
che non vi saranno paradiso nè amori sfogliati;
sanno che vanno nel fango di numeri e di leggi,
nei giochi senz'arte, in sudori infruttuosi.
La luce è sepolta con catene e rumori
in impudica sfida di scienza senza radici.
Nei sobborghi c'è gente che vacilla insonne
appena uscita da un naufragio di sangue.
(traduzione di Carlo Bo)
La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu
leggere l'intero blog, pretty good
good start
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