"Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano)" "Todas las personas mayores han comenzado por ser niños (pero pocas de ellas lo recuerdan)” “All grown-ups were once children (although few of them remember it)” [Antoine De Saint-Exupéry]

mercoledì 28 febbraio 2007

La casa della sciura Puntata


Eccomi…scusate l’assenza di questi giorni!

Lascio subito la parola a Daniela e al suo ricordo, per “Tu nel B o S c H e T T o”:

“Non sono mai stata un tipo "montano", anzi, l'esatto contrario, ma da piccola ricordo sempre una casetta marrone e innevata, su un colle morbido e tondo, con una piccola porta che io chiamavo "la casa della signora Puntata"...

Purtroppo non ti so spiegare il perché di quel nomignolo. Posso solo dire che "signora Puntata" (che poi sarebbe, alla milanese, "sciura" Puntata) era per me una donna piuttosto corpulenta, coi capelli lisci legati a chignon, castani, di mezz'età, il sorriso solare e accogliente. Una via di mezzo tra una maestra elementare e una buona mamma, fantasiosa, capace di disegnare e di creare ottimi dolci, ma anche, un domani, di accettare tutti... che so, i diversi, la gente un po'... spregiudicata, ecco. ;-) “

(Daniela Tuscano)

(Este dibujo representa el recuerdo de Daniela: es una casita cafè y con nieve sobre el techo, donde vive Doña Puntata, una mujer gordita, con el pelo cafè y la sonrisa acojedora, capaz de aceptar y querer a todo el mundo…)

(This drawing represents Daniela’s memory: it’s a little brown house with snow on the roof. Mrs Puntata lives there. She’s a plump woman, with brown hair and a friendly smile. She’s sweet and very good at accepting everybody…)

giovedì 22 febbraio 2007

In una tazzina

…Di orzobimbo solubile, di latte col cacao, di caffellatte o cappuccino, o ancora di semplice caffè … Avete presente la schiumina che si forma, quella che da piccoli ci lasciava i baffi?

A volte, come le nuvole, assume forme e sfumature che fanno volare la mia fantasia…

Anche nella pausa di 5 minuti per un caffè, o nella tazza della colazione, può essere nascosto un mondo di immagini e fiabe…

Prova, a casa o al bar, a guardare con questi occhi la schiumina… E poi fammi sapere cosa hai visto e immaginato… e prossimamente lo trasformerò in disegni!

Ps: e domani arriverà la casa della Sciura Puntata, suggerita da Daniela!

(Prueba a mirar la espumita que està encima del cafè, del cafè con leche, del cappuccino, de la leche con cacao… No se parece un poco a las nubes, que con sus formas nos hacen imaginar dibujos y cuentos? Solo se necesitan de 5 minutos para volar con la fantasia, el tiempo de un descanso… Hazme saber lo que has “visto” en la espumita, y pronto lo dibujarè!)

(Try to look at the froth of a coffee, of a milk with cocoa, of a cappuccino… Doesn’t it seem like the clouds? The clouds that make us dream and imagine drawings and fairy tales? It takes just 5 minutes to fly with fantasy, the time of a break… Let me know what do you “see” in the froth, soon I will draw it!)

domenica 18 febbraio 2007

Alberi

Gli alberi sono maestosi e magici.

Donano legno e ossigeno, foglie di mille forme che in autunno si infiammano e fiori delicati che sanno trasformarsi in frutti succosi e tondi.

In inverno, coi loro rami dipingono arabeschi sulla tela azzurra del cielo, e in estate offrono ombra, ristoro e concerti “per cicale e fronde” diretti con maestria dal vento.

Amo gli alberi.

Quelli che se ne stanno solitari e nobili in mezzo ai campi, linee verticali che indicano il cielo, e sembrano voler innalzare verso l’azzurro anche il quadrato di terra in cui sono radicati.

Quelli che custodiscono la cima delle colline.

Quelli tutti allineati, lungo certi viali e strade, come colonne di un tempio greco che ha per tetto il cielo e come metope le nuvole.

Quelli che nel bosco intrecciano i rami e spintonandosi l’un con l’altro mi dedicano melodie dolcissime mentre distesa su una coperta li ascolto ad occhi chiusi.

Gli olivi nodosi, con le foglie che da lontano sembrano d’argento, come vecchi canuti che la fata del tempo ha immobilizzato lungo i pendii assolati delle colline per ricordarci che la giovinezza non è l’unico valore.

I cipressi e i mandorli in fiore, di Vincent.

Le acacie, dei paesaggi africani dei miei sogni.

I salici romantici, che piangono perché la loro amata non ritorna.

I peschi e i ciliegi, per le nuvole e i tappeti di zucchero filato che donano in primavera.

Amo gli alberi, perché restando piantati in terra, muti, mi innalzano gli occhi al cielo.

(Yo quiero a los arboles, porque, quedandose en el suelo, mudos, me llevan los ojos hacia el cielo)

(I love trees, because standing on earth, beeing dumb, they bring my eyes to the sky)

venerdì 16 febbraio 2007

In altalena


“Avete mai visto una persona triste in altalena?” Non so dove ho letto questa frase, forse in un blog…Non ci avevo mai pensato… ma è proprio vero!

Sarà perché i piedi stanno sollevati da terra, o perché il movimento è quello di una culla, avantiindietroavantiindietro, o perché un po’ ti sembra di volare, se chiudi gli occhi, però io non ho mai visto persone tristi in altalena!

Se mi ci siedo quando sono triste, subito il cuore si fa un po’ più leggero… E se comincio a dondolarmi, scrollo via una buona dose di tensione.

Ancora una volta i bambini confermano di essere grandi saggi: nei parchi giochi c’è sempre la fila per i giri in altalena!

Mi piaceva andare sull’altalena del parchetto vicino all’asilo, soprattutto di pomeriggio, perché a una certa ora dietro al campanile si vedeva il sole, cerchio rosso ritagliato su un cartoncino arancio-rosa, e quando l’altalena saliva sembrava di poterci arrivare sempre un po’ più vicino, spinta dopo spinta… Risento la mia vocina “Dai papi… pingi, pingi!”


Non sono mai stata scalmanata, e infatti l’unica volta che ho azzardato ad aumentare la velocità e l’intensità della spinta… sono caduta a terra come un pero cotto!! Oltretutto ero al mare, per cui sono atterrata sulla sabbia, facendomi una bella scorpacciata!! Ricordo ancora tutti i bambini che sono scoppiati a ridere…Che vergogna!

C’erano maschietti che ogni volta invece tentavano di fare “il giro della morte”… e io credevo che davvero prima o poi ci sarebbero riusciti!



…Ricordi i tuoi giochi preferiti all’aria aperta? Altalene, scivoli, nascondino, belle statuine…?



(“Has visto nunca alguien triste en el columpio?” Leì esta frase no sé donde… y creo que es la verdad! Los niños otra vez confirman su sabiduria: sempre en los parques hacen cola para subirse al columpio! …Recuerdas tus juegos favoritos, los que hacìas al aire libre?)

("Have you ever see somebody sad in the swing ?” I don’t remember where I read this words… I think they’re right! Once again, children confirm their wisdom: they always wait their turn in the parks to go in the swing! …Do you remember your favourite outdoor games?)

giovedì 15 febbraio 2007

Creare dei legami... Ci vogliono i riti...

Questo è il cuore del Piccolo Principe. E’ un po’ lungo, ma tagliandolo l’avrei snaturato.

In America Latina il 14 febbraio è il “giorno dell’amore e dell’amicizia” (dìa del amor y de la amistad), molto più del nostro banalizzato San Valentino, declassato e svenduto a festa dei cioccolatini. Per me il 14 febbraio è un piccolo rito, nel senso che intende la volpe… Fin dalle elementari, vedendo le coppiettine che si scambiavano un pacchetto di fazzoletti,o tre caramelle rubate dalla borsa della mamma, sognavo quando anch’io avrei potuto celebrare il piccolo rito del giorno dedicato all’amore… E’ stato bellissimo scoprire che in America Latina lo vivono come l’ho sempre sentito io…

Buona lettura!

"In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo princi
pe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."

"Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..."
"Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..."
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono
addomesticata".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire addomesticare?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami..."
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un rag
azzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo".
"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."

"Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembro' perplessa:

"Su un altro pianeta?"

"Si".


"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
"No".
"Questo mi interessa. E delle galline?"
"No".
"Non c'e' niente di perfetto", sospiro' la volpe. Ma la volp
e ritorno' alla sua idea:
"La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perci
o'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".

"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano",disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.

"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."


Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io
comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".


"Che cos'e' un rito?"
disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe.
"E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".


Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"

"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe.
Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".


E ritorno' dalla volpe.
"Addio", disse.

"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".
"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato
questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo."

[da Il piccolo principe, A. de Saint-Exupéry]



sabato 10 febbraio 2007

Nelle ore della radiosveglia...

…Ci vedevo mostri, indiani, omini e animaletti! I due punti che separano le ore dai minuti erano gli occhi, e tutti i numeri possibili diventavano, a seconda delle combinazioni, fauci, cappelli, dentoni, colletti, sorrisi, bronci… e chi più ne ha più ne metta! Le ore che avevo proposto nel post precedente si sono trasformate in una carota terrorizzata perché un coniglio se la vuol rosicchiare, mentre l’omino giallo non sa cosa dire!

L’una di notte è l’ora ideale: con un’astina soltanto prima dei due punti l’immaginazione crea un’infinità di personaggi. Se stanotte non riesci ad addormentarti, se le pecorelle sono stanche di saltare la staccionata mentre tu le conti, se un bambino ti chiede di raccontargli una storia e non sai da dove partire…

(En el radiodespertador yo miraba monstruos, indios, hombresitos y animalitos! Las horas que habia propuesto se han vuelto en una zanahoria aterrorizada porque un conejo se la quiere comer, mientras que el hombresito amarillo no sabe què decir!)

(In the radio clock I saw monsters, Red Indians, little men and animals! The hours that I have shown in the previous post have become a terrorized carrot, a rabbit who wants to eat it, and the little yellow man who doesn’t know what to say!)

mercoledì 7 febbraio 2007

I piccoli e i numeri... Si gioca!

Mezzanotte e otto minuti, le dieci e cinque, mezzogiorno e ventun minuti... Orari qualsiasi che possiamo leggere su una radiosveglia di quelle che teniamo sul comodino e che hanno i numeri rossi o verdi.

Da piccola mi faceva paura quella coi numeri rossi che avevo sul comodino.
Perchè non ci vedevo solo numeri e ore, ci vedevo qualcosa PIU' dei numeri... Ma cosa vedevo?

Ancora oggi, quando son distesa a letto e non riesco ad addormentarmi, mi diverte tantissimo fare questo gioco... Che adesso non mi fa più paura, ma forse solo perchè i numeri della radiosveglia sono verdi, e mi aiutano a vedere "cose" ancora diverse da quelle che vedevo da bambina.

...Cosa si può vedere nelle ore di una radiosveglia, secondo te?


Entro fine settimana ti mostrerò quello che vedo io!

(Cuando era pequeña tenia miedo del radiodespertador que estaba sobre mi mesita de noche. Porque yo no miraba solo horas y numeros, sino que ALGO MAS… Pero què? Aun hoy en dia, cuando no logro dormir, me encanta hacer ese juego… Què se puede ver, en tu opinion, en las horas de un radiodespertador? Hazme saber, pronto te dirè lo que que veìa y que todavia veo!)

(When I was a child I was afraid of the clock radio over my bedside table, because I couldn’t see just hours and numbers, but SOMETHING MORE… But what? Sill today, when I cannot sleep, I like playing that game… So, in your opinion, what can we see in the hours and numbers of a clock radio? Let me know, soon I will tell you what I saw and what I still see!)

martedì 6 febbraio 2007

I grandi e i numeri

Avevo cosi' saputo che il suo pianeta nativo era poco piu' grande di una casa.

Sapevo benissimo che, oltre ai grandi pianeti come la Terra, Giove, Marte, Venere ai quali si e' dato un nome, ce ne sono centinaia ancora che sono a volte cosi' piccoli che si arriva si' e no a vederli col telescopio.

Quando un astronomo scopre uno di questi, gli da' per nome un numero.
Lo chiama per esempio: "l'asteroide 3251".
Ho serie ragioni per credere che il pianeta da dove veniva il piccolo principe e' l'asteroide B 612.

Questo asteroide e' stato visto una sola volta al telescopio da un astronomo turco.
Aveva fatto allora una grande dimostrazione della sua scoperta a un Congresso Internazionale d'Astronomia. Ma in costume com'era, nessuno lo aveva preso sul serio. I grandi sono fatti cosi'.


Fortunatamente per la reputazione dell'asteroide B 612 un dittatore turco impose al suo popolo, sotto pena di morte, di vestire all'europea. L'astronomo rifece la sua dimostrazione nel 1920, con un abito molto elegante. E questa volta tutto il mondo fu con lui.




Se vi ho raccontato tanti particolari sull'asteroide B 612 e se vi ho rivelato il suo numero, e' proprio per i grandi che amano le cifre.

Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali.
Non si domandano mai: "Qual'e' il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?" Ma vi domandano: "Che eta' ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?" Allora soltanto credono di conoscerlo.

Se voi dite ai grandi: "Ho visto una bella casa in mattoni rosa, con dei gerani alle finestre, e dei colombi sul tetto"" loro non arrivano a immaginarsela.
Bisogna dire: "Ho visto una casa di centomila lire", e allora esclamano: "Com'e' bella".

Sono fatti cosi'. Non c'e' da prendersela.
I bambini devono essere indulgenti coi grandi.

E posso anch'io diventare come i grandi che s'interessano solo di cifre.
Ed e' anche per questo che ho comperato una scatola coi colori e con le matite.
Non e' facile rimettersi al disegno alla mia eta'…

Il mio amico non mi dava mai delle spiegazioni. Forse credeva che fossi come lui.
Io, sfortunatamente, non sapevo vedere le pecore attraverso le casse.
Puo' darsi che io sia un po' come i grandi.
Devo essere invecchiato.

(Il Piccolo Principe, A. de Saint- Exupéry)


lunedì 5 febbraio 2007

Le mille e una... forma di pane


Tartarughe, rosette, ciabatte, filoncini, comune… e trecce, soli, arabo, carrè… Che meraviglia il pane!

E’ la semplicità, la quotidianità, la sacralità, il sapore, la fragranza…

Quanti modi di dire, quanti contesti in cui lo usiamo come metafora, come preghiera… “sei buono come il pane”, “Amor, eres mi pan de cada dìa, eres mi religion” (“Amore, sei il mio pane quotidiano, sei la mia religione”- Eres mi religion, Manà)…

Da piccola andavo a prenderlo con la zia nel panificio sotto casa (Si! La zia e i nonni avevano la fortuna di vivere accanto a un panificio… che ogni mattina gli regalava il profumo del pane!).

Quei nomi stranissimi, di cose, fiori e animali che non c’entravano nulla col pane, mi divertivano tanto: “Mi dia tre ciabatte, cinque tartarughe e un po’ di comune…”.

E i sacchetti di carta marrone? Non erano altrettanto magici? Svuotati di tutti quegli animali e cose diventavano maschere, elmi, bombe da gonfiare e far esplodere, fogli su cui scarabocchiare…

E i campanellini, immancabili alla porta di ogni panificio…

Uscivamo, e non aspettavo ad entrare in casa: addentavo ancora tiepida una ciabatta o un pane all’uvetta, mentre per la strada c’era ancora il profumo del pane appena sfornato… Quanto bello è mangiarlo “così”, da solo, ancora caldo e profumato?!

(Què maravilla es el pan! De mil formas y nombres, metafora y oracion, simbolo de semplicidad y de las cosas de cada dia. Me encantaba y me incanta comerlo calientito, sin nada mas, mientras todavia huele rico…)

(How beautiful is the bread! Its thousands shapes and names… It’s a symbol of simplicity and daily things. I adore to eat it while it’s still warm and fragrant, with nothing else…)

domenica 4 febbraio 2007

Oggi non parlo io...

Ho ricevuto la prima e-mail per "Tu...nel BoScHeTTo"! E così oggi parla... T.:

"Io sono cresciuto in un paesino di quasi montagna, quindi si andava a camminare, al torrente a fare il bagno, a giocare sulle staccionate delle cascine come se fossero cavalli, a correre per i prati a rotta di collo e a dare la caccia alle cavallette.

Ora della montagna ascolto le voci, il vento che dà voce all'erba e agli alberi, il roboare potente del torrente e il rumore che fa la terra sotto le suole dei miei scarponi.

Anch’io ho il mio gigante montagna che dorme, e ne sono tuttora affascinato."

(T. M. L.)

(Hoy recibì el primer correo para “Tu en el BoSqUeSiTo”! Asì que hoy es “T.M.L.” que habla de sus recuerdos de niñez en un pueblo cerca de la montaña. Son recuerdos llenos de libertad y vida en contacto con la magia del gran gigante dormido que es la montaña...)

(Today I received the first e-mail about "You in the LiTTle WooD”! So today I’m not going to talk, but “T.M.L.” is. He remembers his childhood in a town near the mountain. He talks of the freedom of such a life, near the nature and the charming aspects of his big sleeping giant, the mountain…)




sabato 3 febbraio 2007

Ecco la soluzione!

Sono i profili delle montagne. Da sempre mi sembrano giganti distesi a dormire sul filo dell'orizzonte... Certe cime appuntite sembrano il naso, altre, più dolci, la fronte e il mento...
E alcuni giganti sono bruttissimi, mostri orrendi con tre nasi e la fronte lontana chilometri! Ma qui ho disegnato solo giganti gentili...

E mi affascina immaginare la loro storia, quando in tempi sconosciuti e remoti, prima che qualcuno li facesse cadere in un sonno così profondo e immoto, vagavano per la Terra tenendo per mano le nuvole, che ancora oggi ci fanno sognare con le loro mutevoli forme…

(la soluccion: son los perfiles de las montañas, que desde siempre me parecen gigantes dormidos sobre el hilo del horizonte…)

(the solution: they are the mountains in profile. Since my first years, when I look at them I see sleeping giants lying on the horizon...)

giovedì 1 febbraio 2007

Indovina...


Cosa c'è disegnato qui accanto secondo te? Da sempre mi affascina immaginarli così... Così come?! Te lo dirò presto! Intanto dimmi tu la tua opinione! ;P

(Què dibujè aquì a lado? Hazme saber...) (What did I draw here? Let me know... )