Occhi chiusi. Le mie braccia mi cullano.
Sempre.
Questa canzone mi scuote.
Fin nel mio profondo così intimo che è ancora sconosciuto a me stessa.
Un nodo sul cuore, una macchia dal colore indefinito, nè nero nè viola. Anzi: blu oltremare, il colore dell'imperscrutabile, dell'oltre e del non ancora.
Nostalgia di boschi che non ho ancora attraversato, eppure li vedo, come ricordi di un altro tempo: sono betulle e l'atmosfera è sospesa, qualcosa di leggero eppure coprente, un velo di sposa.
Un'attesa.
Foglie autunnali nel sottobosco. E una roccia liscia dove sedere.
Nostalgia di un Amore che ho conosciuto, una marea che ora non riconosco, che forse attendo ancora, ignara del fatto che è già qui.
E' tempo di abbandonarmi, abbandonare il cuore come su passi di danza noti a memoria... Fluttuare, leggera, vorrei essere foglia sul fiume, finalmente sicura che questa è la mia acqua, l'acqua in cui perdermi e con cui correre fino all'Oltremare.
Dubbi, come onde, che paiono allontanarsi, ma poi ritornano su spuma bianca, come quelle betulle, come quel velo.
I put my arms around you and you see that I can't stop shaking...
Mi commuovo, lei va avanti. E' la musica più dolce che conosco. Credo l'unica per concepire la vita.
Sento cosa significa credere nel proprio sogno, lottare per stringerlo tra le braccia, vero e caldo come pane, come un bimbo.
Ora tocca a me.
Con i miei giorni.
Con i miei colori.
Con il mio amore.
Dipingere una poesia come queste note.
Dov'è quello che cerco?
"Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano)"
mercoledì 21 novembre 2007
martedì 13 novembre 2007
Big Fish
10 e lode.
Almeno secondo i miei gusti...
E' finito e, come per Elizabethtown, avrei voluto subito riguardarlo.
Me lo consigliò con due parole un'amica e compagna di Università che non pensavo mi avesse già capita così tanto, in così poco tempo.
Come fece lei, non aggiungo molto sul film, è di quelli che o li ami subito o dopo i primi 5 minuti spegni tutto.
E' di quelli che amo, perchè ogni volta è come se mangiassi una macedonia con spicchi di realtà, pezzi di fantasia, chicchi di fantastico, zucchero di immaginazione e succo di sogni. Ne sono golosissima e se non mi fermano faccio indigestione, di macedonia vera e di insalata di fantasticherie.
Di quelli che sento affini al mio modo di guardare e pensare il mondo, quando scruto i campi e la forma delle nuvole dalla finestra di camera mia, quando osservo le casette andando in città, quando cammino e incrocio la vita intorno.
E poi mi è piaciuta troppo quella scena:
il protagonista apre la porta del carrozzone dove vive il proprietario del circo... E quel che ne esce assomiglia molto a quello che divento anch'io, metaforicamente ma forse neanche troppo, ogni volta che la luna fa una piroetta e torna su se stessa. Con la differenza che io non posso restar chiusa nel carrozzone!
E quella degli asfodeli, anche se io ci avrei preferito margherite, gerbere e girasoli.
E davvero tante altre...
Davvero una scorpacciata!
E poi mi son fatta di quelle risate...
Fatemi sapere!
;D
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